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Genitori e adolescenti: cosa fare quando tuo figlio rifiuta l'aiuto
Si è chiuso in camera e in se stesso, ha mollato lo sport, la scuola è diventata un braccio di ferro, torna a orari che non riconoscete più. E alla proposta «proviamo a parlarne con qualcuno» risponde con un no secco. È una delle situazioni più frequenti, e più logoranti, che i genitori ci portano.
Una quota di tensione e di distanza fa parte della crescita; quando intensità, durata e rischi aumentano, però, aspettare che passi da sola non è una strategia. Come distinguere una crisi evolutiva da una situazione davvero complessa è spiegato nella pagina dello Studio dedicata alle adolescenze complesse, che trovate tra le pillole in fondo.
Si può iniziare senza di lui (o di lei)
Potete essere voi genitori a chiedere il primo colloquio, senza vostro figlio: è spesso il modo migliore per sbloccare la situazione. Insieme ricostruiamo che cosa sta accadendo, distinguiamo i comportamenti che devono preoccupare da quelli che soltanto irritano, e lavoriamo sul modo di stare accanto a vostro figlio: che cosa dire e che cosa evitare, come tenere aperto il canale senza inseguirlo, come reggere le provocazioni senza arrivare a rotture definitive.
In molti casi il lavoro con i soli genitori produce cambiamenti significativi nel clima familiare ancora prima che il ragazzo accetti un colloquio. E quando questo accade, l'incontro non arriva come un'imposizione o un ultimatum, ma come una proposta costruita con attenzione, nel rispetto dei suoi tempi e della relazione con i genitori.
I segnali da non lasciar correre
- ritiro sociale marcato: amici spariti, giornate intere in camera, scuola abbandonata o quasi;
- uso di alcol o di sostanze;
- un rapporto con il cibo che cambia in modo evidente;
- gesti autolesivi, o frasi che alludono al farsi del male.
Di fronte a frasi o gesti che riguardano il farsi del male, oltre a chiedere un appuntamento in tempi rapidi è importante rivolgersi subito ai servizi di urgenza del territorio: nessuna attesa viene prima della sicurezza.
Se poi il ragazzo accetta
Quando l'adolescente accetta di mettersi in gioco, il percorso prosegue con il professionista più adatto alla situazione: psicologi e psicoterapeuti dell'età evolutiva e, quando indicato, il neuropsichiatra infantile o lo psichiatra. Se necessario, il lavoro si integra anche con la scuola e con gli altri contesti di vita del ragazzo.
I genitori, però, non escono di scena. Continuano a essere parte del progetto attraverso momenti dedicati, perché i cambiamenti costruiti nei colloqui possano trovare spazio e continuità anche nella vita quotidiana e nelle relazioni familiari.
Se state rimandando da settimane, il primo passo può essere il vostro: potete prenotare online un colloquio per soli genitori in pochi minuti e, se lo desiderate, dalla pagina Contatti condividere con noi la situazione prima dell'incontro. In una delle sedi di Trento, Rovereto, Milano e Cles oppure in videochiamata.
Per informazioni o per prenotare una prima valutazione con l'equipe dello Studio:
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Revisione clinica del 6 agosto 2026 a cura della Dott.ssa Anna Azzolini, psicologa - Ordine degli Psicologi della Provincia autonoma di Trento - n. 1433.